La gara di velocità degli elfi (Parte 2 di 2)

Parte 2

Gli elfi erano su di giri per la gara. La sera prima, erano tutti impegnati a studiare un modo per costruire il robot migliore in 15 minuti. Alcuni si resero conto della difficoltà della sfida, si scoraggiarono e decisero di lasciar perdere. Altri continuarono a rimuginare sul modo migliore per vincere, fino a tarda notte.

La mattina presto, cinque elfi si presentarono per partecipare alla gara, e altri cinque per assistere. L’elfo biondo iniziò a innervosirsi, ma tentò di nasconderlo vantandosi della sua bravura.

“Siete sicuri di voler competere con me? Non dimenticate che dovrete scrivere una canzone in mio onore!”

“Ti sbagli,” replicò l’elfo dai capelli castani. “La canzone sarà in mio onore!”

Uno degli elfi fece partire il cronometro e la gara ebbe inizio. I cinque partecipanti iniziarono a darsi da fare, raccogliendo tutto l’occorrente per costruire il proprio robot. Erano talmente veloci che si formò una nube polverosa, che gli impediva di vedere chiaramente quello che stavano facendo. L’elfo biondo riuscì ad assemblare le parti che, pian piano, iniziavano ad assomigliare a un robot, ma il robot si rifiutava di camminare e parlare. Cercò di usare la magia per trasmettergli la vita ma, dato che era molto di fretta, la sua formula magica non funzionò e il robot cadde a terra.

Nel frattempo, l’elfa ricciolina, cercando di fondere insieme i pezzi il più rapidamente possibile, diede fuoco al robot. E si bruciò anche qualche ciocca di capelli!

I cinque elfi continuavano a fare errori, cercando disperatamente di completare il loro robot entro i 15 minuti. Il laboratorio era un disastro, e la puzza di fumo rendeva l’aria irrespirabile.
Proprio quando la gara stava per terminare, una grossa mano spense il cronometro.

Sbigottiti, gli elfi si fermarono e si voltarono lentamente verso il cronometro. Era arrivato Babbo Natale e… sembrava essere davvero arrabbiato!

“Qualcuno può spiegarmi cosa sta succedendo qui?” domandò Babbo Natale.

Tutti gli occhi guardarono l’elfo biondo.

“Stiamo facendo una gara,” spiegò nervosamente.

“Una gara! Che genere di gara?” domandò Babbo Natale.

“Volevamo vedere chi riusciva a fare il robot migliore in 15 minuti.”

“E pensavate che fosse una ragione valida per ridurre il mio laboratorio in questo stato?”

“Sì, credevamo che per un elfo Artigiano fosse molto importante essere veloce,” rispose l’elfo biondo. “Bisogna lavorare rapidamente per costruire tutti i giocattoli in tempo per Natale.”

Babbo Natale esaminò le cinque sagome create dagli elfi. Erano fatte così male che era persino difficile capire che sarebbero dovute essere dei robot! Sul laboratorio calò il silenzio. Si sentiva solo il rumore dei passi di Babbo Natale che girovagava per osservare quei pasticci.

“La velocità è importante per un Artigiano, questo è vero,” disse Babbo Natale. “Ma secondo voi è un bene lavorare in fretta e furia e produrre degli scarsi risultati? Guardate, il materiale che avete usato è andato sprecato.”

La ramanzina di Babbo Natale fece sentire gli elfi dispiaciuti e in colpa. Fissavano il pavimento, con un gran senso di vergogna. Babbo Natale si accorse di quanto fossero dispiaciuto, e addolcì il tono della voce.

“I vostri insegnanti Artigiani vi hanno detto che la velocità viene con l’esperienza. Siete ancora giovani. La cosa più importante, ora, è che sviluppiate e coltiviate il vostro talento. Diventerete più rapidi con il tempo. Siate pazienti.”

L’elfo biondo capì che Babbo Natale non era tanto arrabbiato, e lo guardò con gratitudine.

“E non siate così vanitosi,” disse Babbo Natale, guardandolo dritto negli occhi. “Ognuno di voi ha il suo talento, e condividete tutti lo stesso obiettivo. Sapete quale?” domandò Babbo Natale.

Gli elfi risposero in coro:

“Rendere felici i bambini, Babbo Natale!”

Babbo Natale annuì tutto soddisfatto.

“E adesso, tutti a pulire! Aprite le finestre per far entrare dell’aria fresca, c’è puzza di fumo! I vostri cervellini si sono surriscaldati! Oh, oh, oh!”

Babbo Natale lasciò il laboratorio mentre gli elfi ripulivano il pasticcio che avevano fatto.

“Scommetti che finisco di pulire prima io?” disse l’elfo dai capelli rossi all’elfo biondo, scherzosamente.

“Non scommetterò mai più!” rispose l’elfo biondo. Aveva imparato la lezione. “E puoi stare sicuro che ripulirò il laboratorio con molta calma e farò in modo che sia impeccabile!”

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