Kuniklö, l’intrepido leprotto dalle zampe bianche (Parte 2 di 2)

Gordot si rese conto di quanto aveva spaventato Kuniklö. “Oh, scusa se ti ho spaventato, leprotto. Stai tranquillo! Dovrei ringraziarti per tutti gli ingredienti che mi hai procurato. Sono felicissimo di fare la tua conoscenza”.

Gli fece un sorriso, e Kuniklö si rilassò un pochetto. “Di certo”, spiegò Gordot, “Non sono un Holhooja e quindi non posso comprenderti, ma posso provare a intuire. Devi essere un po’ timido, vero?”

Kuniklö annuì. “Non posso crederci”, pensò, “non è arrabbiato che io sia qui!”

Gordot abbozzò un sorriso: “Cucinare deve piacerti molto, sembri conoscere gli ingredienti molto bene”.

Kuniklö annuì nuovamente con orgoglio.

“Poiché sei stato TU a trovare i Germoluminosi primaverili, le Radici di zucchero filato, le Bacche gommose e gli altri ingredienti, e mi hai aiutato a preparare dei piatti deliziosi, ho per te una missione molto speciale”, disse Gordot. “Ti andrebbe di lavorare insieme a me?”

“Gordot vuole che io lo aiuti!”. Dimenando la sua coda pelosa e il suo nasetto, Kuniklö sobbalzò per la felicità… e per poco non cadde dal bancone! Alcepicchia!

Gordot rise: “Lo prenderò per un sì! Ma, per prima cosa, ho bisogno di farmi una bella dormita. Ci vediamo domani!”

Il capocuoco si coricò, esausto per aver fatto le ore piccole! Anche Kuniklö si diresse verso la sua accogliente tana nella foresta. Ma era così su di giri, che fece molta fatica a dormire!

Il giorno seguente, Kuniklö si sedette come il solito a curiosare, chiedendosi che incarico gli avrebbe dato Gordot. La giornata passò normalmente, con i cuochi Kapunki indaffarati a cucinare per la Festa di Primavera del giorno dopo. Fu difficile rimanere fermo, aspettando la fine della giornata, quando gli altri elfi sarebbero andati via.

Una volta rimasto solo, Gordot andò verso la porta e si guardò intorno, chiedendosi se Kuniklö sarebbe arrivato. Fu molto sorpreso quando vide il leprotto intrufolarsi dalla finestra.

“Allora è così che riuscivi a entrare!”

Kuniklö agitò le orecchie, curioso di scoprire in che modo avrebbe aiutato il suo eroe.

L’elfo si abbassò per comunicargli il piano: “Domani sarà la Festa di Primavera, ma sto preparando una sorpresa in più per tutti quanti. Una ricetta speciale per un uovo di Pasqua. Ma non sono sicuro di riuscire a farcela da solo. Mi aiuteresti?”

Kuniklö fece un salto in aria, seguito da una piroetta. “Certo!”, pensò con entusiasmo. Gordot annuì, prendendo la reazione allegra del leprotto per un sì.

Gordot misurava gli ingredienti, mentre Kuniklö correva avanti e indietro dalla dispensa, portando l’occorrente per lo chef. Era molto faticoso, ma il leprotto era rapidissimo nel trovare il necessario.

Un carico di uova di cioccolato dietro l’altro entravano e uscivano dai forni mentre scorrevano le ore della notte. Terminarono persino di cuocere e far raffreddare il tutto con qualche ora di anticipo.

Dopo tutto quel lavoro, gli mancava solo impacchettare e consegnare i dolci. Kuniklö lanciò un sonoro sbadiglio, e si guardò intorno. “Oh, no!” realizzò, “Gordot si è addormentato!”

Il leprotto balzò su e diede dei colpetti sulla testa dell’elfo… ma fu tutto inutile. Colpì il pavimento con la zampa posteriore… Niente da fare! “Oh, no, e se non riesco a svegliarlo? Forse ha solo bisogno di fare un pisolino. Nel frattempo, impacchetterò le uova!”

Kuniklö saltellò intorno al bancone con i sacchi colorati che Gordot aveva preparato, infilando un uovo in ognuno. Cercò di fare più rumore possibile, nella speranza di svegliare l’elfo. Ma, nonostante i tentativi, il leprotto non riuscì a svegliare Gordot, era davvero molto stanco!

“Cosa farò? Se le uova non vengono consegnate, tutto il nostro lavoro sarà stato inutile. Non posso permetterlo”. Kuniklö si stava spremendo le meningi tra un salto e l’altro, quando gli balenò un’idea!

Quel giorno aveva visto un elfo Artigiano con una piccola slitta da bambini. Se riuscissi a trovarla, potrei usarla per consegnare tutte le uova nel villaggio!

Kuniklö si diresse verso il laboratorio dei giocattoli, determinato a trovare un modo per entrarvi. Quando arrivò, fu felicissimo di trovare la porta socchiusa. Probabilmente, uno degli

Artigiani era rimasto a lavorare fino a tardi, e si era dimenticato di chiuderla come si deve!

Sgattaiolò dentro, controllando che non vi fosse nessuno, e oltrepassò i tavoli da lavoro e le pile di giocattoli in produzione. “Che fortuna!”, pensò quando scorse la slitta accanto a una delle postazioni di lavoro. Sembrava proprio delle dimensioni giuste per lui, e aveva persino delle cinghie sul davanti!

Kuniklö rimase di sasso sentendo che c’era qualcuno nell’altro lato della stanza, e si accucciò dietro la slitta per nascondersi.

“Non venire qui, non venire qui”, ripeteva tra sé e sé. Dopo qualche attimo di tensione l’Artigiano se ne andò, chiudendosi la porta dietro le spalle. “Oh, no! E adesso come farò ad uscire!”

Kuniklö balzò fuori e spinse la porta. Nessuna fortuna, era troppo pesante per lui. Le sue orecchie si abbassarono in segno di sconcerto. Si rianimò quando vide alcune scatole impilate vicino alla porta: “Non mi arrenderò! Forse posso spingere una di queste scatole verso la porta per raggiungere la maniglia”.

Fece un salto e cominciò a spingere le scatole più forte che poteva. Molto lentamente, una di queste iniziò a spostarsi, centimetro dopo centimetro. Kuniklö dovette prendere qualche pausa, prima di riuscire a posizionare la scatola davanti alla porta.

Con il fiatone per la grande fatica, saltò sulle scatole e raggiunse la maniglia. Si appese in modo da spingerla verso il basso. Finalmente, la porta si aprì.

Kuniklö ruzzolò giù e corse a spingere la slitta fuori e verso la cucina.

Con grande determinazione, Kuniklö caricò nella slitta tutte le uova di cioccolato e allacciò le cinghie. Dopo un primo momento di goffaggine, poiché la slitta non era stata progettata per un leprotto, cominciò a prenderci la mano. Posizionò le sue zampe posteriori come se dovesse sciare, e presto acquisì della velocità.

Wooosh! Il leprotto sciò per tutto il villaggio di Babbo Natale con la piccola slitta, consegnando le uova in tutte le case degli elfi. Era molto faticoso, e Kuniklö rallentava sempre di più all’avvicinarsi dell’alba. Riuscì a consegnare le ultime uova e a riportare la slitta nel laboratorio dei giocattoli appena pochi istanti prima del sorgere del sole. Era esausto!

Mentre la luce del sole svegliava gli abitanti del villaggio, si diffondevano nell’aria le grida di gioia per la sorpresa. “CHE BONTÀ!” Esclamarono di felicità. “Queste uova di cioccolato sono il top! Le avrebbe potute preparare solo Gordot!”

Gli elfi, riconoscenti, raggiunsero la cucina per ringraziare il capocuoco, ma con grande stupore lo videro che russava su una sedia!

Ma poi gli elfi si accorsero che non era solo.

… In braccio a lui dormiva un piccolo leprotto dalle zampe bianche.

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